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VINCENT VAN GOGH ED I DUE GRANCHI

 

intervento
di Manuela Batul Giangrande

scheda della National Gallery
dove il dipinto si trova in prestito

documentazione collaterale

I Due Granchi (Two Crabs) è un'opera di van Gogh relativamente poco conosciuta che molti studiosi pensano sia stata dipinta nel 1889. La ricerca sulla storia di questo capolavoro ci porta anche ad una migliore conoscenza dello stato emotivo di Vincent van Gogh e della sua vita.

L’artista ha utilizzato varie pennellate per trasmettere la trama. Tratti paralleli scolpiscono la forma della creatura su un’esuberante superficie simile al mare. I colori di questo dipinto sono intensi ed è stato adoperato un attento senso della modellazione.

In van Gogh il colore è il simbolo delle passioni, mentre il tratto contorto e dinamico è il simbolo della sua tensione esistenziale. L’urgenza espressiva che lo muoveva traspare dal modo deciso, vigoroso, apparentemente frettoloso di dare le pennellate, dall’uso visionario, intensificato, del colore.

Van Gogh è famoso per le sue raffigurazioni colorate di nature morte e paesaggi utilizzando pennellate ritmiche e oscillanti. Tuttavia moltissimi dei suoi dipinti sono in bianco e nero. In effetti, il colore è stato utilizzato da Van Gogh soltanto durante gli ultimi quattro anni della sua carriera, dopo il suo trasferimento a Parigi nel febbraio del 1886. Un periodo che racchiude le emozioni più intense della sua vita e le tensioni che con il passare del tempo dipingevano- con forza- i tratti della sua figura.

Mentre alcuni studiosi, forse correttamente, credono che Van Gogh dipinse i Due Granchi tra il 1887 e il 1888, la maggior parte attribuisce il dipinto al 1889 perchè questa data ci regala una migliore storia. Inoltre, ci sono lettere e possibili influenze giapponesi che suggeriscono il 1889. Infatti, un secondo aspetto (spesso sottovalutato) del lavoro di Van Gogh è l'impatto dell'arte del lontano Giappone.

Il fascino di Van Gogh per le xilografie giapponesi si sviluppò a seguito del suo trasferimento a Parigi, dove il japonisme, il gusto per tutte le cose giapponesi, era molto in voga alla fine del 19° secolo. Vincent e suo fratello minore Theo iniziarono una raccolta di xilografie giapponesi di Utagawa Hiroshige. Van Gogh era rimasto profondamente influenzato dall’arte giapponese. La semplicità del disegno ed i colori brillanti e piatti, con forti linee di contorno erano cose che costantemente cercava nel suo lavoro.

Più tardi Vincent informò il fratello Theo che: "tutto il mio lavoro si basa in una certa misura sull’arte giapponese ".

Questa influenza giapponese colpisce nella serie di dipinti e disegni di Van Gogh che ha completato a Saintes-Maries-de-la-Mer, sul delta del Rodano, in particolare proprio i Due Granchi (gennaio 1889).
 

Ma per capire il significato profondo dei Due Granchi, abbiamo bisogno di indietreggiare nel tempo almeno un pò. Van Gogh aveva trascorso gli ultimi mesi del 1888 vivendo e lavorando con un altro artista post-impressionista, Paul Gauguin. Egli sperava di fondare un collettivo di artisti utopici, ma sia la sua salute che il suo rapporto con Gauguin si deteriorarono rapidamente.


Arles: vecchia foto della casa del pittore.
Van Gogh vi dedicò il dipinto casa gialla (vedi), ora ad Amsterdam
In quel periodo Gauguin  rimase sorpreso dell'interesse di van Gogh per Delacroix
 (e pochi sanno che Vincent da giovane amò la pittura di Adolphe Monticelli)

Nel mese di dicembre, fu portato all’ospedale di Arles in seguito a quello che può essere riferito come “l’incidente all’orecchio.” (“L’incidente all’orecchio” è  tutta un'altra storia, avvolta anche nella leggenda. Ognuno può avere la propria lettura).


parziale della copertina di "Le Japon Artistique"
La rivista fu fondata da Samuel Bing, un mercante d'arte.
Il primo numero della rivista risale al maggio 1888, l'ultima edizione è del 1891


uno dei disegni riprodotti in tale rivista

Si suppone che van Gogh dipinse i Due Granchi appena uscì da questo ospedale nel gennaio del 1889. Aveva attraversato un’esperienza traumatica, ma, come spiegò in una lettera del 7 gennaio al fratello Theo, era pronto a “ritornare all'abitudine di dipingere.” Scrisse ancora a Theo: “Ho intenzione di rimettermi al lavoro anche domani. Devo iniziare a fare uno o due nature morte per abituarmi a dipingere.” Fu probabilmente anche ispirato da una xilografia di Hokusai, “Granchi ", che era riprodotta nel numero di maggio 1888 di "Le Japon Artistique", inviata a Vincent da Theo nel settembre dello stesso anno.

È questo periodo di transizione che i Due Granchi catturano così bene. La sua composizione è costituita da pennellate vibranti che gli storici dell’arte “fancy-schmancy ” (estrosi) chiamano “macchie”. I bordi nitidi dei granchi e la giustapposizione di colori complementari di van Gogh fa sembrare che la scena possa muoversi. Lo sfondo verde mare ondeggia, mentre il granchio superiore agita le sue chele e le sue zampe. Con il terreno quasi capovolto verticalmente, sembra che i granchi possano in qualsiasi momento cadere fuori del dipinto. Intenzionale o meno, van Gogh stava in effetti illustrando le sue proprie tumultuose e incerte circostanze del momento.


il granchio (crab) isolato ora esposto in Olanda
Il Van Gogh Museum di Amsterdam lo data 1888

Che un quadro simile esiste mostrando solo un granchio suggerisce che Van Gogh possa aver dipinto i granchi in Due Granchi dallo stesso modello. Con questo in mente, il messaggio del dipinto potrebbe essere speranza per il futuro. Il granchio in cima, come van Gogh, lotta per ritornare sulle sue zampe. Il granchio sul fondo, si è ripreso, superando la recente crisi.

Durante gli ultimi anni della sua vita (morì nel 1890), van Gogh iniziò a creare questi studi naturali di due identiche o simili forme. Forse questo ha qualcosa a che fare con la sua solitudine (il legame più forte e duraturo era quello con il fratello Theo). Altri esempi che  possono venire in mente includono: Due Topi, (1884), Due Amanti (1888) e Due Girasoli Tagliati (1887).

In queste identiche o simili forme vive la sua “doppia vita ”: quello che era e quello che avrebbe voluto essere. Queste opere ricordano anche un particolare aspetto della vita di Vincent van Gogh: il legame straordinario tra lui ed il fratello, così intenso da poter quasi parlare di simbiosi. Come se volesse racchiudere gelosamente e far vivere eternamente in quei dipinti quell’unione che il tempo e la vita logorava, seppur lentamente, frapponendo difficoltà e lontananza. Lui stesso disse: “Ciò che vive nell'arte ed è eternamente vivente, è prima di tutto pittore, e poi il dipinto.”
In questo dipinto, van Gogh vive eternamente in simbiosi con il suo mondo.
 

intervento di Manuela Batul Giangrande (suoi diritti riservati, salvi i diritti del sito/editore)

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MUSEO VAN GOGH DI AMSTERDAM

Dopo la morte dell'artista e poco dopo del fratello, fu la vedova di Theo (Johanna Bonger) ad occuparsi della memoria di Vincent e della diffusione delle sue opere. Ed in poco tempo ci furono due grandi esposizioni (Parigi 1901, Amsterdam 1905). Ma ci fu -poco dopo- una grossa svolta in Germania. Nel 1911 un museo di Brema acquistò con qualche clamore un quadro di Van Gogh e nel 1912 fu organizzata una grande mostra (Sonderbund) a Colonia durante la quale furono esposte numerose opere dell'olandese ma anche di altri artisti che si stavano imponendo al grande pubblico.

Nel 1930 tutta la collezione di Johanna Bonger e figlio fu data in prestito allo Stedelijk Museum di Amsterdam. E proprio accanto a questo storico museo fu costruito negli anni sessanta un edificio moderno per contenere le numerose opere dell'artista (circa 200 quadri) ed anche diversa documentazione.

Altro museo olandese che contiene numerose pitture  di Van Gogh è il Kroller-Muller Museum di Otterlo.


il museo Van Gogh ad Amsterdam, foto NBTC-Holland

 


una lettera di Vincent al fratello Theo, foto NBTC-Holland




ARTE GIAPPONESE E VAN GOGH

Oltre agli artisti giapponesi sopra citati (ai quali facciamo omaggio riproducendo due pitture) l'artista olandese si riferì in un suo quadro (la cortigiana, ora ad Amsterdam) anche ad un'opera di Keisai Eisen che era stata pubblicata sulla rivista Paris Illustrè. Pure ad Amsterdam è conservato "ponte sotto la pioggia " (soggetto ripreso da Hiroshige). Sta invece ad Otterlo il quadro "seminatore al tramonto", dipinto ad Arles con una probabile combinazione di diversi riferimenti artistici.


arte giapponese: dipinto del citato Utagawa Hiroshige (fonte wikimedia)


arte giapponese: la famosa onda del citato Katsushika Hokusai (fonte wikimedia)

 

 

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