chiese e palazzi

 

Arte nell'Abbazia di Pomposa
 

L'antica abbazia, ubicata nell'ambito del comune di Codigoro (Ferrara), fu creata nell'alto medioevo. All'epoca il territorio era un po' diverso da quello attuale (nella zona c'era anche un fiume Gaurus e si parlava di insula Pomposiana). Documentalmente si accennava all' esistenza di una comunità monastica già in un documento papale dell'anno 874. In base a quanto risulta l'iniziale nucleo di monaci, prima di entrare nelle cure - per circa un ventennio - dell'arcivescovo di Ravenna, fu per qualche anno sottoposto al monastero di S.Salvatore di Pavia. In epoche successive molti monaci furono richiamati dal crescente prestigio del luogo e dei suoi abbati (fra i quali -intorno all'anno mille - un tale Guido degli Strambiati).
Poco dopo il monastero divenne ricco e potente benchè, a differenza di altre abbazie, non avesse alle spalle nessun santo fondatore e non conservasse reliquie importanti. Gradualmente furono creati diversi ambienti (nell'XI secolo fu costruito anche il c.d palazzo della Ragione) e talora l'abbazia fu pure frequentata da importanti personaggi del tempo fra i quali il teologo Pier Damiani e lo studioso Guido d'Arezzo.

Per quanto riguarda l'architettura della chiesa riferiamo quanto scrive il Chastel: "L'esterno si configura secondo il tipo di decorazione a lunghe arcate che sarà uno degli elementi legati da Ravenna alla architettura della "prima arte romanica"...".

Fra le persone che visitarono il luogo, gli abitanti di Codigoro ricordano- con una rievocazione in costumi d'epoca (Pomposia Imperialis Abbatia) - la breve sosta dell'imperatore Ottone III che- nell'aprile dell'anno 1001- transitò in zona. Ed al riguardo va anche considerato che i rapporti fra l'antico impero tedesco e l'abbazia furono spesso buoni. Fra l'altro, il corpo del citato abbate Guido per volere di Enrico III - fino a tempo fa - fu a Spira (Renania-Palatinato).
Nella sua storia l'abbazia non fu osservante di altre celebri tradizioni monastiche, ma fu solamente partecipe delle varie esperienze religiose di maggiore profondità e reputazione. I monaci di Pomposa ebbero quindi una loro identità. Notevole fu poi la biblioteca che, all'epoca, fu per qualche tempo frequentata dall'umanista Tomaso Parentucelli, futuro papa Niccolo V e pratico fondatore, con un primo nucleo di scritti, della Biblioteca Vaticana.


veduta dell'antica abbazia, foto © Cristinafil/Frank 72 (l'edificazione fu curata dal maestro Deusdedit)


Il rilievo del luogo ovviamente fu il presupposto per la creazione di tante opere d'arte che oggi i turisti ammirano volentieri nei suoi ambienti e nell'annesso museo. Ma è già notevole l'architettura degli edifici ed è pure imponente il suo campanile (alto circa 48 metri). Ovviamente ci furono diverse fasi costruttive e non sono mancati restauri (quelli più impegnativi sono stati negli anni tra il 1925 ed il 1930).

Le decorazioni ad affresco furono a cura di più soggetti in tempi ovviamente differenti. Nella chiesa- per il catino absidale e le storie di S.Eustachio - operò (1351) probabilmente Vitale da Bologna, gli altri dipinti delle navate e della controfacciata (Giudizio Universale) furono invece a cura di altri artisti della sua cerchia bolognese e fra questi, secondo il Longhi, ci fu anche Andrea de' Bruni.


interno della chiesa abbaziale dedicata a Santa Maria, foto © Cristinafil/Frank 72 
sono pregiate anche le pavimentazioni spesso a mosaico; molti marmi sono spesso da spoglio (forse da Ravenna)

Su tale complesso di affreschi e la scuola bolognese viene fra l'altro osservato: "...mentre le parti autografe di Vitale mostrano l'eleganza cifrata ed estenuata che è propria alla sua attività inoltrata, quelle lasciate dalla bottega si connotano per un dettato di sapore arcaico ed involuto, che si rifà evidentemente alla sua fase più antica..." (°)

Diversamente nella Sala Capitolare i dipinti murali furono effettuati da seguaci dello stile giottesco probabilmente formatisi a Padova. Infine nel Refettorio per i tre affreschi più evidenti (Cristo con Vergine e santi, l'Ultima cena e la Cena dell'abate Guido) si fa invece il nome di Pietro da Rimini e comunque della sua scuola. Quest'ultima è un'interessante corrente artistica che ebbe una breve stagione (caratterizzata anche da una certa poetica) a Rimini e nelle Marche . A tale scuola- nel 2008- fu dedicata una piccola mostra pure a Palazzo Barberini (Roma).


dettaglio di uno degli affreschi parietali della chiesa



particolari in una facciata esterna,  foto © Cristinafil/Frank 72
E' interessante l'ambiente denominato "Sala delle Stilate". Nell'antico refettorio ed annessi ambienti i turisti
possono invece visitare il piccolo museo pomposiano dove sono esposti affreschi staccati, capitelli ecc


dettaglio di affresco nel refettorio (Cena dell'abate Guido), Pietro da Rimini ecc
 


dettaglio dell'Ultima Cena, sempre a cura di Pietro da Rimini e seguaci
pure alla scuola riminese è attribuibile l'affresco rovinato "orazione nell'orto"

 


(°) cfr. Davide Benati (Bologna ed altri centri dell'Emilia, in Pittura Murale in Italia). Ed.gr.S.P.

 

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